Come nasce l’Associazione Sindacale dei Piccoli Proprietari Immobiliari? Lo spiega Erika Ottavi con la sua tesi di laurea all’ASPPI, del 2004 all’Università di Perugia.

“Sono passati ormai 10 anni da quando ho visitato per la prima volta la sede provinciale dell’ASPPI di Bologna. Mi accingevo a scrivere la Tesi di Laurea sulle Associazioni di Rappresentanza e i servizi da esse erogati, con l’analisi del caso ASPPI come oggetto di studio sperimentale della tesi.

Da subito mi era apparso chiaro che capire l’associazione, al di la dell’esame degli statuti, i regolamenti interni e i documenti congressuali e del successivo esame dei servizi agli associati erogati nelle sedi – oggetto della tesi – significava capirne in primis la storia e iniziare quindi il percorso di ricerca da Bologna, dove fin da subito venni indirizzata dall’amico ed allora presidente dell’ASPPI di Terni, Mario Mobilio.

Nella sede di Via Testoni ebbi la possibilità di consultare l’archivio e la collezione completa della rivista dell’associazione, “Pietra su Pietra”, i cui numeri, dal primo che risaliva al Dicembre del 1954, all’ultimo, erano stati sapientemente conservati, attraverso la scrupolosa opera di riordino, rilegatura e gelosa conservazione di Giorgio Righi, il cui prezioso supporto al mio lavoro e la cui carica umana ancora oggi ricordo con affetto.

Giorgio Righi, all’epoca uno dei pochi fondatori ASPPI ancora in vita, era la memoria e il vigile custode del patrimonio storico – culturale e di lotta sindacale dell’Associazione.

Grazie al suo aiuto e ai suoi racconti, attenti e appassionati, ebbi la possibilità di entrare nel vivo delle questioni e capire un’identità associativa che affondava le sue radici in un interessante capitale storico e umano, a me fino a quel momento sconosciuto.

Ho potuto così comprendere e ricostruire la vita e le vicende di questa associazione che fin dall’inizio si era configurata con una chiara e forte caratterizzazione, rappresentando per più di 60 anni gli interessi ma soprattutto le problematiche di una buona fetta della popolazione italiana, costituita appunto dai piccoli proprietari, lungi da ogni preconcetto ideologico e da fini corporativistici.

Ricordo ancora con piacere l’evolvere dei contatti con Giorgio Righi, le lunghe chiacchierate e le sue preziose testimonianze, la iniziale protettiva diffidenza, dovuta forse alla paura di dare in pasto un prezioso patrimonio ad un’estranea quale io ero al mio arrivo a Bologna e quella che, nel giro di poco tempo, si sarebbe rivelata una preziosa disponibilità.

Il momento topico del periodo di consultazione dell’archivio di Bologna, dopo mesi passati a spulciare il materiale qui conservato e l’intera collezione del giornale associativo, fu quando mi fu finalmente data da Righi la possibilità di esaminare il primo numero della rivista “Pietra su Pietra” risalente al 1954. Fu una vera emozione! Questo consisteva in una povera pubblicazione di poche pagine ciclostilate in proprio. La testata del giornale era pensata per onorare quei ricostruttori che, nell’immediato dopoguerra, di fronte ad un mare di macerie, si rimboccarono le maniche ed insieme, con le proprie mani, “pietra su pietra”, mattone su mattone, riedificarono le proprie modeste case distrutte, dando un concreto esempio nell’opera di rinascita materiale e morale, civile e democratica di quello che sarebbe stato poi chiamato il “miracolo italiano”.

Di fronte alla crisi economica, sociale e politica che attraversa il nostro Paese, questa immagine oggi più che mai è vivida e portatrice di significati. Questo messaggio ancora oggi può costituire uno stimolo, per fronteggiare l’attuale congiuntura economica, ma soprattutto è una visione per il futuro per superare quella che, il sociologo Zygmunt Bauman, identifica come la “privatizzazione di interessi e responsabilità, che ha dato come risultato una società sempre più atomizzata, un aggregato di individui alle prese con un compito improbo, quello di trovare soluzioni individuali a problemi generati a livello sociale”.”